Il nostro giro d'Italia fra le viterie per la prima volta fa tappa in un'azienda dove questi gioielli della minuteria metallica nascono non tramite la tecnologia della deformazione, bensì quella dell’asportazione di truciolo. Qui, dunque, a comandare non sono le presse stampatrici, ma evoluti torni a controllo numerico.
Andrea Snaiderbaur, Amministratore Delegato della Bama Viti S.r.l.
Nella variegata famiglia dei fasteners c’è un tipo di vite, davvero singolare, che si presenta senza testa e filettata in entrambe le sue estremità. Due indicazioni che per gli addetti ai lavori sono senz’altro sufficienti per identificare la vite cosiddetta prigioniera usata quando non è possibile o non risulta conveniente praticare un foro passante in ambedue i pezzi da unire e quindi non si può utilizzare un normale bullone, e quando non si può neanche eseguire un foro cieco filettato su uno dei pezzi e accoppiare l’altro con una normale vite. In tali casi si effettua perciò su un pezzo un foro passante, mentre sull’altro pezzo si esegue un foro cieco lavorato a madrevite, e si impiega una vite prigioniera e un dado.

Un’applicazione tipica di questo prodotto si trova nei motori termici, per il fissaggio della testata al basamento o monoblocco, ma innumerevoli altri esempi potrebbero essere citati, come ci rammenta la Bama Viti S.r.l. di Turbigo (MI), nel cui ventaglio produttivo le viti prigioniere tornite da barra rappresentano il suo articolo di punta.
Barre, materia prima
“Prigioniere” della qualità
«Le viti prigioniere, con una quota pari al 35%, sono uno dei pilastri della nostra attività – conferma l’amministratore delegato, Andrea Snaiderbaur – così come lo è stato nella lunga esperienza della ditta rilevata tre anni fa. A differenza del passato, però, oggi da noi questo articolo può essere creato anche con i più innovati torni a controllo numerico di cui ci siamo dotati per alzare l’asticella qualitativa dell’offerta e nel contempo aumentare la produttività; tali macchine, infatti, sono in grado di eseguire pure la filettatura “sfornando” così viti prigioniere, e non solo, finite, senza la necessità di alcuna lavorazione di ripresa».
Fase di lavorazione su un tornio automatico
Realizzate da barre da 1 a 63 mm di diametro di differenti classi di materiali (11SMnPb37-AVP, 35SMnPb10-PR80-8.8, 39NiCrMo3Pb-10.9-12.9, AISI 303, AISI 316, AISI 420 ecc.) le viti prigioniere in oggetto, con filettature di qualsiasi tipo (metriche, gas, whitworth ecc.), si affiancano alle altre due macrofamiglie della produzione targata Bama Viti, vale a dire i fasteners speciali, di cui il cliente fornisce il disegno, e quelli standard pronti a magazzino, tipo spine coniche, spine cilindriche, perni con testa, viti testa quadra, dadi ciechi, grani taglio cacciavite, tappi conici e così via. «L’orientamento produttivo fin dall’inizio perseguito – informa il nostro interlocutore – dettato dalla nuove esigenze di un mercato sempre più globalizzato che ha dovuto fare i conti con l’agguerrita concorrenza di paesi emergenti, soprattutto asiatici, capaci, inspiegabilmente, di vendere viteria standard ad un prezzo a noi richiesto dalle trafi lerie per la sola materia prima, è stato, giocoforza, quello del particolare speciale, ora pari almeno all’80% del totale realizzato, per il quale alta qualità, professionalità ed esperienza riescono ancora a fare la differenza. Elementi, questi ultimi, fra l’altro, indispensabili per poter servire il nostro principale settore di riferimento, l’automotive, nel quale non si entra se non con prodotti caratterizzati oltre che dall’estrema precisione da elevate resistenze meccaniche».
Macchina per la lavorazione del filo
Un’asticella da alzare sempre più
La metafora dell’asticella della qualità da alzare di continuo ricorre spesso nelle parole di Andrea Snaiderbaur convinto com’è che sia sbagliato pensare che esista un limite oltre il quale non si possa procedere. Una riflessione a 360 gradi la sua, riferita allo sviluppo tecnologico dei materiali e delle macchine, ma altresì alla crescita delle maestranze che degli uni e delle altre devono poi saper sfruttare appieno le potenzialità, perché è inutile avere un auto da corsa se poi nessuno la sa far correre al massimo. «Di sicuro noi cercheremo di alzare sempre più quell’asticella attraverso nuovi investimenti e formazione del personale – osserva – ma siamo certi che seguiteranno a farlo anche i nostri clienti e fornitori perché è l’obiettivo comune della competitività che lo impone, pena l’esclusione dal mercato».
E in tale contesto, alla domanda su cosa vorrebbe, ad esempio, dai macchinari che oggi ancora non hanno risponde così: «Premesso che sulla piazza si trovano torni con performance inimmaginabili solo fino a qualche anno fa, ed anche così belli esteticamente da sembrare futuristici, mi piacerebbe che gli stessi fossero maggiormente affidabili per quanto riguarda la componente elettrica, diventata ormai fondamentale nel funzionamento dei modelli di ultima generazione».
Fase di lavorazione su un tornio automatico
Gli sforzi compiuti dalla Bama Viti sul fronte dell’aggiornamento tecnologico abbiamo modo di constatarli di persona visto che l’amministratore delegato ci apre le porte dello stabilimento: qui ogni giorno all’appello rispondono i 40 elementi che costituiscono il parco macchine: 4 torni a controllo numerico da 6 ad 8 assi, tutti dotati di caricatore di barre, 14 torni automatici a fantina mobile, altrettanti a fantina fissa, di cui 4 dedicati alla lavorazione di filo da 1 a 4 mm di diametro, 2 torni automatici plurimandrino, 3 rettificatrici e 3 rullatrici. Vanto dell’azienda è pure l’ufficio tecnico per le verifiche e le prove dimensionali dove i protagonisti sono un micrometro laser, un proiettore di profili, un rugosimetro, un durometro digitale e un sistema di controllo in grado di fornire rilevazioni con finissime risoluzioni e report dimensionali direttamente dalla macchina.
Viti prigioniere
Più che versatili, camaleontici
Anche su quelle che saranno le sfide prossime venture che la sua giovane impresa dovrà affrontare Andrea Snaiderbaur dimostra di avere le idee chiare: «Le esigenze della clientela nell’altalenante mercato odierno ormai mutano in modo repentino e l’urgenza è diventata una costante delle loro commesse, dunque dobbiamo dimostrarci versatili o, come preferisco dire, camaleontici, dando il meglio di noi stessi, sia di fronte ai piccoli che ai grandi numeri produttivi, senza dire di no nemmeno ad un ordine inatteso e come tale non inserito nel programma di lavoro. E qui va detto che un aiuto in più rispetto a quello che possono avere le viterie che utilizzano la tecnologia dello stampaggio noi indubbiamente lo riceviamo dal controllo numerico che contraddistingue i già citati ultimi torni inseriti in officina, il quale, oltre ad altri meriti, ha pure quello di consentirci di entrare in produzione in tempi decisamente molto rapidi; per quanto riguarda invece le altre nostre macchine, ovvero i torni automatici, nella lotta contro l’orologio per la loro messa a punto a svolgere un ruolo essenziale sono gli operatori del reparto interno di attrezzaggio che costruiscono di volta in volta le camme necessarie».
Particolari speciali
L’analisi della congiuntura economica degli ultimi anni, ultimo argomento della chiacchierata, dà modo all’amministratore delegato di chiarire una questione che gli sta a cuore: «Nel sentir parlare ancora di crisi io sorrido perché le crisi possono definirsi tali quando hanno una durata di 2-3 anni; la situazione che invece stiamo vivendo, ormai da un periodo ben più lungo, va chiaramente interpretata come un’evoluzione del mercato, nel quale tutto è cambiato, le richieste, i competitor e i settori di riferimento. A tale trasformazione dunque bisogna sapersi adeguare percorrendo contemporaneamente tre vie: quella degli investimenti, e quindi dell’innovazione, quella dell’internazionalizzazione e quella della formazione professionale. Per chi non ne sarà capace il domani, temo, non sarà dei migliori».
Particolari a magazzino
Una giovane fra le viti ma con tanto sprint
Bama Viti S.r.l., società del Gruppo Bama Technolgies, leader nel settore della finitura superficiale dei metalli, nasce nel 2012 dalle ceneri di una storica viteria milanese specializzata nella creazione di minuteria metallica ed elementi di fissaggio ottenuti da filo e, soprattutto, da barra tramite tornitura. Nel corso del triennio trascorso essa, attraverso un profondo rinnovamento della ditta rilevata, è riuscita ad acquisire una sua precisa identità che oggi il mercato dei fasteners le riconosce in virtù di una produzione all’insegna dell’alta qualità. Una dimostrazione di ciò sono gli oltre 600 clienti elencati nel suo data base, attivi per lo più nel settore dell’automotive (70%), ma pure in quelli dell’edilizia, dell’alimentare, delle macchine utensili, del medicale, dell’alimentare, del ferroviario, del navale, del valvolame ecc., a quali consegna, sia particolari speciali realizzati su disegno (60%) che standard. La giovane impresa di Turbigo (MI), nella cui offerta spiccano le viti prigioniere, suo fi ore all’occhiello, utilizza diverse tipologie di materiali (dagli AVP ai PR80, dall’acciaio inox all’alluminio e così via), tutti rigorosamente accompagnati da relativo certificato che ne consente poi la totale tracciabilità della catena produttiva. Per fornire alla committenza un servizio completo la Bama Viti, oltre a farsi carico degli eventuali trattamenti necessari, da quelli termici (bonifica, tempra, carbonitrurazione ecc.) a quelli superficiali (zincatura, brunitura, Geomet, Dacromet ecc.), fatti eseguire da selezionati partner esterni, grazie al laboratorio di ricerca della Capogruppo, è in grado di studiare e valutare soluzioni per protezioni/ finiture superficiali legate a specifiche applicazioni. L’azienda, che vanta la certificazione di qualità ISO 9001, impiega 14 persone e fattura circa 1 milione di euro, cifra dovuta anche all’export diretto in Germania, Svizzera e Austria.
Strumento in grado di fornire rilevazioni ad altissima risoluzione e report dimensionali direttamente dalla macchina
Si vince con lo spirito di squadra
Nel linguaggio comune si definisce spirito di squadra, intendendo con esso una grande forza di coesione derivante da uno stesso fine che insieme ad altri si vuole raggiungere. Se in un team è presente di certo sarà più facile ambire a risultati eclatanti, riuscendo magari a superare sullo slancio persino quegli avversari considerati invincibili. E se è vero che il mondo imprenditoriale è pieno di uomini che da soli, usando gli altri come pedine, hanno fatto cose eccelse, lo è anche il fatto che gli affari in una società che si sta sempre più globalizzando sono diventati più complessi, dunque non sempre basta il fuoriclasse per vincere le partite. Di ciò ne è assolutamente convinto l’amministratore delegato della Bama Viti, Andrea Snaiderbaur, il quale, fin dal primo giorno di gestione di questa ditta, ha perseguito l’obiettivo di costruire un’affiatato gruppo di cui ogni componente, nel rispetto del proprio ruolo e di una gerarchia che è alla base di una qualsiasi azienda intenzionata a funzionare a dovere, si sentisse orgogliosamente parte. E i frutti a quanto pare, si sono presto palesati: «Non avremmo di sicuro percorso così tanta strada in soli tre anni – afferma – se questa mentalità, ottenuta attraverso una comunicazione trasversale ed un costante coinvolgimento nelle scelte effettuate, non avesse animato i dipendenti dei vari reparti. Ed è con questo atteggiamento che ci prepariamo ad affrontare con determinazione la numerose sfide del futuro».